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Ferdi Crulci

Una grande fortuna, quella di aver lanciato un formidabile colpo d’occhio sulle banchine del porto dalle gru degli allora Magazzini Generali: ecco il privilegio di Ferdi Crulci.
Un foro stenopeico naturale al quale solo più tardi, complice un marinaio russo di passaggio, si aggiunse per tremila lire una “Fed 3”, praticamente una simil-leica (specie per il valore stellare dell’obbiettivo) con il plusvalore di una pressoché totale resistenza al furto. Macchina dalla quale sortiranno, non ancora per scelta, le prime B/N.
L’esordio di Ferdi Crulci troverà il suo alleato e maestro naturale nel Circolo Fotografico Triestino che, grazie alle gite organizzate nei fine settimana, lo metterà in contatto col paesaggio istriano, che per lui diventerà quella palestra fotografica che nel corso di un coinvolgimento sempre maggiore costituirà la cinghia di trasmissione dall’hobby alla futura professione nell’ambito aziendale.
Insieme a colleghi e grazie ai dirigenti del dopolavoro (oggi CRAL –A.P.T), fonda nel ’70 il “Gruppo Fotoamatori Porto di Trieste” che lo vedrà partecipe assiduo in mostre concorsi ed ex-tempore. Frequenta oggi ed è socio del “Circolo Fotografico Fincantieri Wartsila”.
Grazie ai riconoscimenti ottenuti e alla stima guadagnata in azienda la Presidenza del Porto lo inserisce nell’organico dell’Ufficio Relazioni Pubbliche. Avrà modo così, espletando le più disparate funzioni (fiere meeting e promozione dello scalo attraverso le immagini) di incontrare, accompagnandoli durante i loro reportage all’interno dell’area portuale, i più grandi maestri della fotografia italiana (Uliano Lucas, Gianni Barengo Gardin, Gabriele Basilico e Mario Dondero solo per citarne alcuni) unitamente a innumerevoli pubblicitari, interessati in vario modo all’utilizzo delle strutture, specie del Porto Vecchio. Molte sue immagini, segnatamente relative al porto, sono approdate nel corso degli anni in Argentina, Indonesia, Cina e Russia. Altre, in un percorso dove i legami con progetti fotoamatoriali di alto livello non sono mai venuti meno, sono state pubblicate in riviste di settore oppure si sono fatte apprezzare in una mostra personale, come quella “Trieste Neoclassica” dell’83 alla Galleria Nazionale di Bucarest.
Ma è specialmente in “Portovagando” del 1988, volume in cui si compendiano tecnica e arte fotografica, che Ferdi Crulci trova il punto di equilibrio di sé e di un’epoca, attraverso le immagini della geometria e della fusione, del colore e della sua stanchezza. Fotografie che solo adesso, a distanza di anni, sanno darsi in tutta la loro solida uniformità emotiva, nel loro placido e incontaminabile nitore. Mentre nel frattempo ogni cosa è mutata.

Alessandro Pellican

 





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